quel che resta

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“Ad ogni passaggio, ad ogni forma dell’esserci di un elemento, ne segue la sua assenza. Quel che resta di un passaggio è il sedimento, testimone dell’assenza. In questa analisi alchemica dell’essere al mondo, Raffaella Busdon vivifica le superfici pittoriche con ossidi di metalli che agiscono in autonomia sul pannello che verrà dipinto.

Quella che comunemente chiamiamo tela è in questo caso testimone di un incontro di elementi a noi sconosciuti che hanno lasciato quel sedimento.

La pittura è un pretesto per trascinare lo sguardo in uno spazio dove i significati si scardinano e non esiste più l’elemento della rappresentazione. Siamo nello spazio del sacro dove ogni cosa è se stessa e anche altro, dove noi incontriamo la contaminazione dei significati attraverso quel che resta del loro passaggio.

L’opera più chiara in questo senso è, a mio avviso, costituita da volti trasparenti -quasi invisibili- che, colpiti dalla luce, proiettano un’ombra che li rende presenti. Quello è il sedimento, quella è l’opera. La luce è elemento essenziale per la presenza dell’opera; l’ombra, il precipitato, non è il risultato del rapporto tra il corpo oggettuale e la luce, l’ombra è il corpo significante dell’opera di Raffaella Busdon.”   (Enea Chersicola)

 

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“Il ferro è materia prima, materia pesante, conduce, interagisce fortemente con l’ossigeno, si ossida, si modifica. L’interazione ha bisogno di tempo, l’acido attiva la reazione. L’azione si compie, l’’orizzonte delle possibilità è fissato temporaneamente sulla materia, la superficie si modifica, acquista i toni caldi degli ocra, degli arancioni, dei rossi terrosi.

L’acido sta al ferro come il Tuo sguardo sta alle Mie certezze, come la Tua mano sta ad una Mia certa idea di corpo, lascia tracce irreversibili. Noi siamo il metallo, la materia prima, rugginosa, modificata dagli eventi, dagli incontri, da quel balbettante tentativo di far breccia sul mistero dell’altro. Contatto vivo, pulsante, parole e gesti, cose fatte e cose da fare, luogo, evento, possibilità. vagheggiando un’idea di perfezione, tentando una qualche possibilità di bellezza.” (R. Busdon)

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“Ma la materia prima è materia grezza ,ci dicono, è un viaggio a togliere, in tensione evolutiva sempre in bilico tra quel “essere e dover essere” , tra il piombo e l’oro.

Sulla superficie visivamente e strutturalmente modificata, lascio affiorare corpi e sguardi in cerca di contatto, presenze mai definitivamente concluse. Accenni di una vicinanza possibile.” (R. Busdon)

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